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Partita l’offensiva turca nell’est della Siria e Trump fa marcia indietro

Mentre Trump fa una giravolta e frena parzialmente sul ritiro dei militari americani, ora la notizia è che ne partiranno 100, 200 unità al massimo, l’artiglieria turca ha colpito nella notte la regione nord-orientale siriana al confine con l’Iraq. Lo riferisce la Sana, l’agenzia governativa di Damasco, che mostra foto e video dei bombardamenti avvenuti nei pressi del valico frontaliero di Simalka, tra Iraq e Siria, e corridoio vitale per i rifornimenti militari e logistici della Coalizione anti-Isis a guida Usa e per le forze curdo-siriane. Questa notizia non ha trovato conferma da parte turca né dalle autorità curdo-siriane. Intanto la Turchia risponde agli Usa "non cediamo alle  minacce di nessuno".  "Il nostro messaggio alla comunità internazionale è chiaro. La Turchia non è un Paese che agisce sotto minaccia". Lo ha detto il vicepresidente turco, Fuat Oktay, riferendosi alle parole di Donald Trump su eventuali choc all’economia turca in caso il governo di Recep Tayyip Erdogan superi "i limiti" nell’imminente operazione militare contro le milizie curde dell’Ypg nel nord-est della Siria. Quando si tratta della sua "sicurezza, la Turchia segue la propria strada" e lo fa "a qualunque prezzo", ha aggiunto Oktay, intervenendo a una cerimonia di apertura dell’anno accademico ad Ankara.


 

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